MARIGLIANO. Aumentano le tariffe idriche. Il sindaco Sodano diserta l’Ato3.

DISATTESO IL "SI" REFERENDARIO PER L’ACQUA PUBBLICA

Nessuna proposta dei sindaci per rompere il legame con la Gori

Gran parte dei sindaci votano l'aumento del 20% delle tariffe 2011-2012

Sodano assente alla riunione dell'Ato3

Il sindaco di Marigliano Antonio SodanoMARIGLIANO. E’ triste ricordarlo, dopo circa due mesi dal referendum del 12 e 13 giugno, la volontà popolare di abrogare le nome legislative che estendevano ai privati la gestione del servizio idrico integrato è disattesa, senza alcun barlume d’inversione di rotta. I comitati promotori ...

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e le associazioni civiche territoriali, sorti per chiedere la gestione pubblica dell’acqua, rimarcano l’assenza di atti amministrativi idonei per sottrarre il Sii concesso alla Gori. Buona parte dei sindaci dei 76 comuni ricadenti nell’Ato3, riuniti in assemblea, a Napoli, il 2 agosto, ha votato l’aumento delle tariffe idriche 2011-2012, pari al 20 per cento in più rispetto all’anno precedente. A loro dire la scelta di gonfiare le prossime bollette dell’acqua è dettata dall’esigenza di evitare il dissesto finanziario della Gori spa, gravata da debiti per circa 150 milioni di euro, riversati, in caso di fallimento, sui bilanci dei comuni consorziati, proporzionalmente alle loro quote sociali. E’ la storiella del cane che si morde la coda. La gestione del servizio idrico integrato concessa ai privati era ed è un carrozzone politico, una sorta di contenitore per smaltire le pressanti richieste-contropartite d’impiego dei propri elettori, come è avvenuto durante la gestione dell'ex governatore della regione Campania, Antonio Bassolino, con la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dove, con la copertura dell’emergenza, si organizzavano aziende improponibili, zeppe di mezzi ed unità lavorative, gonfiate ad arte per creare quella formidabile macchina elettorale che ha garantito, in circa 20 anni, il dominio su ogni attività amministrativa della regione Campania. Come accadde in quasi tutti i comuni che iniziarono la raccolta integrata dei rifiuti solidi urbani, la città di Marigliano, ricevette dall’ex commissariato per l’emergenza rifiuti circa venti unità lavorative e quindici automezzi, da inglobare nel proprio bilancio, con una iniziale e subdola partecipazione regionale. Da circa 10 anni il bilancio comunale, i tartassati cittadini, pur considerati virtuosi con punte di circa il 60 per cento della raccolta integrata dei rifiuti, sopportano le scellerate scelte dei politici di turno, con incessanti aumenti dei tributi che, guarda caso, devono coprire l’intera spesa della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, senza alcun vantaggio economico per il proprio virtuosismo. La gestione del Sii e la costituzione dell’Ato3, con l’affidamento a tavolino alla Gori spa, senza alcuna gara ad evidenza pubblica, segue lo stesso iter, rilanciando all’indietro tutti i disservizi idrici, mai affrontati e pianificati. I comuni erano inadempienti, per perdite alle condotte o scarsa imposizione fiscale con la conseguente incapacità di far emergere l’evaso, già prima della costituzione dell’Ato3 e della inutile gestione della Gori spa: la città di Marigliano era debitrice di circa cinque milioni di euro per acqua consumata e non pagata all’acquedotto campano. Il suo debito è stato riversato e nascosto, con arguzia politico-aziendale, con l'avvento della Gori spa che garantiva, tuttavia, le nomine di un presidente, un consiglio di amministrazione e l’assunzione di centinaia di dipendenti, attuali e futuri, con la certezza di gestire i servizi finanziari in un clima pomeridiano, assonnato, per dimenticare, insieme ai comuni guidati dai soliti gruppi politici di turno, commesse e gestioni “a mani libere”, senza necessità di controlli, solo e sempre avvalorate da qualche pubblica assemblea per tenere buoni i tartassati. La logica economica-amministrativa dei sindaci, per non gravare ulteriormente i propri bilanci comunali, è deviante ed inutile, rinvia la soluzione del problema ed avalla l’operato della solita classe politica. Evitando l’elenco delle responsabilità, gli amministratori locali, ancor prima dell’aumento delle tariffe idriche, dovevano formulare proposte concrete per il superamento della gestione della Gori spa, pianificare gli opportuni interventi, con date certe, anche in consorzio tra comuni limitrofi, gestire il dopo referendum e rispettare la volontà popolare: le risorse idriche devono essere gestite con pieno sevizio pubblico, estromettendo dalla gestione economica i privati. L’attuale classe politica non può o vuole cancellare, dall’oggi al domani, il carrozzone dell’acqua gestita dai privati per non compromettere il presidente, il consiglio di amministrazione, i dipendenti e gli esercizi finanziari della Gori spa.        Carlo Esposito

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